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Questa settimana il libro che consigliamo è un albo illustrato, ma non pensare che si tratti di una lettura per bambini: tutt’altro.

Ti è mai capitato di sentirti inspiegabilmente di malumore? E che non ci fosse nulla da fare se non aspettare che passasse? Se la risposta è sì, il tuo libro è: “Nuvola” di Alice Brière-Haquet e Monica Barengo (Kite edizioni, 32 pagine). Infatti il lettore che amerà le sue pagine è fatto così:

Genere: maschio o femmina

Età: dai 15 anni in su

Carattere e stato d’animo: non sei nuovo agli sbalzi di umore. Pensi però che siano qualcosa che tocca solo a te, e ne soffri, come in una lunga apnea

Libri piaciuti: “La vita emotiva dei gatti” di Jeffrey M. Masson, “Polline” di Davide Calì e Monica Barengo, “Norwegian wood. Tokyo Blues” di Haruki Murakami

Abbiamo la fortuna e il piacere di intervistare l’illustratrice del libro, Monica Barengo, ascolta premendo play cosa ci racconta di “Nuvola”(o scarica il podcast qui):

 

È la prima volta che intervistiamo l’illustratore di un libro, anzichè l’autore del testo, ed è per questo che siamo particolarmente curiose; ascolta le altre domande per Monica (o scarica il podcast qui):

 

Il tempo radiofonico è tiranno, si sa, ma le curiosità per il lavoro di Monica non sono terminate. Di seguito puoi leggere la breve intervista a cui ha risposto di suo pugno:

Che mestiere è quello dell’illustratore? Come nasce un tuo disegno: che strumenti materialmente usi? Disegni sulla carta? Con cosa?

È un mestiere che ti mette sempre in discussione e faccio una gran ricerca personale per superare alcuni blocchi che in maniera ciclica non tardano a venire. Solitamente lavoro a grafite, uso pochissimi strumenti, mi concentro sull’idea o sull’emozione che voglio comunicare. La tecnica per me è solo un mezzo non un fine.

Quanto tempo ci hai messo a ritrovarti un uno stile inconfondibile come il tuo?

Non saprei, vedo lo stile come un contenitore, dove mettere tutte le cose che mi piacciono.

Ci sono degli elementi che ritornano, magari per scaramanzia, come portafortuna, nei tuoi disegni?

Ho diversi elementi che ricorrono nei miei lavori. Non per scaramanzia, ma semplicemente mi affascinano certi oggetti. L’orologio è sicuramente uno di questi. Mentre le forbici le uso spesso come metafora di separazione, dividere è un atto doloroso, quindi facciamolo con eleganza. Con un bel paio di forbicine appuntite.

Quando disegni una figura femminile, quanto c’è di te?

Non so quanto ci sia di me, ma mi è capitato più volte di sentirmi dire che somiglio ai miei disegni. In effetti, se guardo le mie donne, ne vedo solo una che cambia in base al suo umore, ma è sempre lei o (a questo punto) sono sempre io.

Dal momento che ti cimenti in entrambi: che differenza c’è nell’illustrare un classico albo illustrato e una graphic novel?

L’illustrazione, per come la affronto io, è più simile alla poesia, frammentaria, attingo a pochi elementi. Mentre nella Graphic Novel comandano la sceneggiatura, il movimento e la narrazione. Nessuna evasione. Non puoi scappare dai dati oggettivi.

 





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