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Antonella Lattanzi scrive un romanzo che svela il lato oscuro di ciascuno di noi, come fosse una delle Storie Maledette di Franca Leosini, in cui è impossibile non provare una seppur minima identificazione empatica con il colpevole… Di cosa parliamo? Dello strepitoso Una storia nera (Mondadori, collana Narratori italiani e stranieri, 249 pagine), che, siamo sicure, divorerai in un’unica appassionata sessione di lettura se ti identifichi in questa descrizione:

Genere: maschio o femmina

Età: dai 20 anni in su

Carattere e stato d’animo: sei una persona che indaga a fondo, non ti fermi mai all’apparenza, anzi, spesso ti accorgi molto bene della differenza che c’è tra ciò che sembra e ciò che è. Guardi ogni mercoledì sera “Chi l’ha visto” e sei un fan di Franca Leosini e delle sue Storie Maledette, perché ti piace cercare di sciogliere i nodi e districare i misteri delle vicende umane. Per te la verità non sta mai da una parte sola.

Libri piaciuti: Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone, L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, Il mostro. Anatomia di un’indagine di Michele Giuttari.

La trama di questo splendido romanzo, tanto avvincente quanto prova di un vero e proprio talento letterario, potrebbe essere uno dei tanti casi di cronaca nera che costellano le pagine dei giornali, tant’è che l’autrice ci svela di essere lei stessa un’appassionata dei programmi di approfondimento a tema “nero”.

Avevo pensato di scrivere una storia vera, ma poi ho capito che la realtà  romanzesca può dare molto di più della realtà in sé, perché la contiene

Carla è l’ultima ad aver visto in vita il suo ex marito Vito, uomo geloso e  violento, con cui la donna ha tre figli, i primi due avuti da poco più che ragazzina e l’ultima di soli tre anni. Viene indagata.
Ma nonostante Carla si frequenti con un altro, e Vito abbia una relazione adulterina (e una figlia mai riconosciuta) da quando ancora non aveva incontrato Carla, il loro, non può che chiedersi il lettore, è stato vero amore? Forse sì.

Certamente è un amore viscerale quello che unisce Carla a Mara, la sua bambina piccola, e al suo figlio maggiore Nicola.

A cosa si è disposti per il bene dei propri figli? E di cos’è che loro invece privano i genitori? O viceversa, una madre non sarebbe forse perduta se non avesse continua dimostrazione del bene che le vogliono i suoi figli? E poi: ci è dato ricominciare?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi latenti di una storia che non sembra conclusa neppure dopo aver girato l’ultima pagina: la vita lascia sempre qualche pezzo del puzzle fuori posto.

Ascolta la prima parte dell’intervista (o scaricala qui) in cui l’autrice, tra le altre cose, ci racconta come fa a costruire romanzi (e personaggi) in grado di avviluppare il lettore :

È una storia di fortissimo amore, fortissima claustrofobia e fortissima ossessione

Cosa si augura Antonella Lattanzi che resti nella mente e nell’anima del lettore una volta finito il romanzo? Scoprilo ascoltando la seconda parte dell’intervista, in cui l’autrice ci rivela che il romanzo verrà adattato per il cinema e sarà lei stessa a scriverne la sceneggiatura…

Premi play (o scarica il podcast qui):

Poi, a crepare l’afa claustrofobica, arrivò un giorno di pioggia. Il cielo era nero e tumultuoso, era il 20 agosto e la città si allagava, rigagnoli di pioggia si facevano d’un colpo torrenti e inghiottivano le auto, autobus e tram ristagnavano nell’acqua, immobili, il Tevere ribolliva e si ingrossava e ogni tanto balenava, dietro le nuvole, un sole improvisamente freddo. Era l’alba.





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